Il conto deposito: un investimento a zero rischi

Il conto deposito è un particolare tipo di conto bancario, limitato nelle sue funzionalità, che funge da vero e proprio strumento di investimento e che consente di ottenere sulle somme depositate interessi più elevati rispetto ai conti correnti tradizionali, a zero rischi.

Il conto deposito prevede l’obbligo che il titolare possegga un conto corrente tradizionale presso la stessa banca che eroga il conto deposito, o anche presso altra banca, purché il conto corrente sia a lui stesso intestato, e che le operazioni da e verso il conto deposito siano limitate al conto corrente collegato, detto anche conto d’appoggio o conto predefinito.

Essendo il conto deposito concepito come un particolare strumento di investimento, esso non consente di effettuare le classiche operazioni che è possibile effettuare tramite il conto corrente tradizionale: non è possibile accreditare lo stipendio o la pensione, effettuare versamenti, prelievi o bonifici, disporre la domiciliazione delle bollette ed effettuare pagamenti tramite bancomat o carta di credito. Per effettuare queste operazioni è più indicato aprire aprire un conto corrente.

In generale, le banche offrono due tipologie di conti deposito: il conto deposito vincolato ed il conto deposito non vincolato, detto anche conto deposito libero. Nel primo caso si accetta di vincolare il capitale depositato in cambio di rendimenti più elevati, limitando però l’accesso ai propri risparmi secondo le scadenze prestabilite: un vincolo può variare da 1 mese a 36 mesi; in alcuni tipi di conto deposito vincolato è prevista la possibilità di prelevare il proprio capitale prima della scadenza del vincolo, ma generalmente perde il diritto a percepire gli interessi. Nel secondo caso, invece, si ha sempre la disponibilità immediata del capitale depositato, a fronte però di rendimenti meno interessanti, ma pur sempre superiori ai conti correnti tradizionali.

Il conto deposito, non consentendo ai titolari di prelevare più della liquidità disponibile sul conto, non richiede la concessione di alcuna garanzia per l’apertura. Spesso inoltre le banche effettuano campagne promozionali in cui concedono condizioni particolarmente vantaggiose a chi investa soldi o apra un nuovo rapporto.

Per aprire un conto deposito sono solitamente richiesti solamente il codice fiscale, un documento di identità in corso di validità ed almeno un conto corrente tradizionale da utilizzare in qualità di conto predefinito o di appoggio, che permetterà di effettuare le operazioni di trasferimento di denaro dal conto corrente al conto deposito e alimentare così il conto di risparmio. E’ anche possibile aprire il conto di deposito direttamente on line: basta scegliere l’offerta più vantaggiosa e richiedere online l’apertura del conto. In generale, l’attivazione avviene in maniera semplice e non è subordinata a processi istruttori.

Una volta aperto, per depositare i propri risparmi sul conto deposito basta semplicemente effettuare un bonifico dal conto di appoggio al conto deposito, in modo da trasferire la somma di denaro che si desidera investire o vincolare. Viceversa, per ritirare i soldi depositati basta, invece, eseguire l’operazione inversa, quindi trasferire il denaro che serve sul conto corrente tradizionale, mediante bonifico dal conto deposito al conto di appoggio.

Quando si deve scegliere tra più conti deposito è sempre opportuno tenere presente che le condizioni ed il rendimento effettivo garantito da ciascun conto deposito possono variare tra loro, anche considerevolmente. Bisogna valutare, per ogni conto, il tasso di interesse promesso, la logica di capitalizzazione degli interessi, le eventuali spese da sostenere per il deposito. Si tratta di un’operazione che a volte può non essere affatto semplice, in quanto ogni conto può prevedere tassi di interesse d’ingresso diversi da quelli garantiti a regime, logiche di capitalizzazione degli interessi differenti, spese varie.

Il tasso di interesse rappresenta il rendimento garantito sul capitale investito. Solitamente le banche comunicano il tasso di interesse lordo, il cui effetto viene ridotto dalle tasse, attualmente pari al 26% degli interessi lordi e che verranno detratte direttamente dalla banca al momento della capitalizzazione degli interessi. Nella valutazione degli interessi offerti dai diversi prodotti si deve fare attenzione a tenere in considerazione il peso delle campagne promozionali: spesso ai nuovi clienti vengono offerte condizioni di favore, ma il tasso a regime potrebbe poi essere ridotto anche in modo considerevole. Si deve inoltre sempre tenere a mente che le banche possono, unilateralmente, variare i tassi di interesse offerti. In caso di variazioni sfavorevoli il cliente ha comunque sempre la possibilità di recesso.

La logica di capitalizzazione rappresenta la modalità con cui vengono corrisposti gli interessi maturati, ossia il momento in cui vengono riconosciuti. Alcuni conti deposito riconoscono gli interessi in date predeterminate, ad esempio a fine anno o fine mese, altri ad intervalli calcolati a partire dalla data di apertura del conto o addirittura nel momento in cui viene effettuato il deposito. Si tratta di un parametro molto importante, in quanto gli interessi maturati possono essere reinvestiti, e quindi impatta sulla redditività effettiva del conto. A titolo d’esempio, un conto che garantisce interessi del 5% da corrispondere ad un anno dal deposito è meno redditizio di un conto che corrisponde sempre il 5% di interessi ma all’apertura stessa del conto.

Le spese di mantenimento di un conto deposito: anche la maggior parte dei conti deposito adottano una logica a zero spese, non addebitando nessun costo al cliente, potrebbe talvolta essere necessario sostenere oneri diversi oltre alle tasse sugli interessi. In alcuni casi è possibile che venga addebitata al cliente l’imposta di bollo o che magari vengano addebitate delle spese iniziali, per l’apertura del conto, o spese periodiche per il mantenimento del conto. Ovviamente tutte le spese da sostenere incidono negativamente sulla redditività finale del conto.

Per concludere, è opportuno considerare che, anche se quasi nulli, esistono anche per i conti deposito, i rischi di controparte, che in questo specifico caso consistono nell’eventualità che la banca possa non essere in grado di restituire ai correntisti il capitale depositato e gli interessi contrattualmente previsti. In realtà, i rischi per i depositanti sono mitigati dall’obbligo, per tutte le banche operanti nella Comunità Europea, di aderire ad un sistema di garanzia dei depositi che assicuri un livello di garanzia di 100.000 euro per ogni depositante (Direttiva Comunitaria 2009/14/CE).

Le banche italiane in particolare sono obbligate ad aderire al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi che garantisce ogni singolo depositante, per le disponibilità risultanti sul conto, sino a 100.000 euro. Le banche estere operanti in Italia invece non sono tenute ad aderire al Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi, ma possono limitarsi ad aderire al fondo obbligatorio nel proprio Paese di origine, che deve comunque rispettare quanto stabilito dalla Direttiva Comunitaria n. 2009/14/CE.

Per dormire sonni tranquilli il consiglio potrebbe essere quello di non investire su un singolo conto deposito più di 100.000 euro, importo massimo garantito per ciascun depositante secondo il disposto della Direttiva Comunitaria 2009/14/CE, e magari diversificare gli investimenti su più banche, evidentemente caratterizzate da rischi di fallimento differenti.

In caso di depositi inferiori alla garanzia prevista dal sistema cui aderisce la banca, quindi, il rischio del depositante consiste solo nel non poter avere disponibilità del capitale depositato nel momento desiderato: tuttavia anche questo rischio risulta mitigato dalla Direttiva 2009/14/CE, che ha fissato l’attesa massima per il rimborso in venti giorni lavorativi, riducendo il termine massimo precedente fissato in tre mesi. In caso di depositi superiori alla garanzia, invece, in caso di fallimento della banca si corre il rischio di non tornare in possesso del capitale eccedente la garanzia di 100.000 euro.